“L’impresa del Risen”: abbiamo intervistato Alberto Porto il protagonista

ottobre 28 18:31 2017

L’ultraleggero da record “Risen” è giunto a destinazione. 

Abbiamo intervistato, in esclusiva, il protagonista Alberto Porto

 

La rotta seguita dal Risen

E’ atterrato alle 18.28 (ora italiana) del 18 ottobre all’aeroporto “El Jaguel” di Punta del Este dopo aver solcato i cieli di cinque diverse nazioni.

L’ultraleggero più veloce del mondo pilotato da Alberto Porto dotato di motore Rotax 912 ULS (100 Hp)  a carburatori di serie, è riuscito a volare dall’Italia all’Uruguay in soli 5 giorni. Un viaggio di oltre 11 mila chilometri, pari a un quarto della lunghezza dell’Equatore, da percorrere in 43 ore in 5 diverse tappe.

Una della tratte più impegnative, è stata la traversata dell’atlantico: Da Capo Verde alla costa del Brasile, oltre 2600 km interamente sopra l’Atlantico con venti al traverso che hanno raggiunto i 20 nodi. Il Risen è stato in grado di coprire la tratta in 10 ore e 20 minuti di volo, meglio di quanto inizialmente previsto, ad una velocità media di 260 km/h per l’intero viaggio.

Alberto e il Risen

Alberto Porto, ingegnere argentino con oltre 500 ore di volo solo sul Risen, ha ricevuto lo scorso anno l’Oscar VFR Aviation per il record del mondo assoluto FAI Classe R. Ha anche alle spalle un trascorso di progettista negli scafi della Coppa America, in particolare ha fatto parte del team tecnico dell’equipe velica svedese “Victory Challenge” che ha partecipato a diverse edizioni della Coppa America.

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Abbiamo intervistato Alberto:

Quando nasce l’idea di compiere questa impresa?

In realtà l’idea nacque quando progettai l’aeroplano nel 1995 in una prima versione, poi il progetto non andò avanti, allora ho cercato di vendere il progetto. Io sono un ingegnere, non un costruttore e nemmeno un imprenditore, alla fine non ho realizzato nulla per mancanza di capitale da investire. Poi quando ho riprogettato l’aeroplano sapevo che avrebbe avuto questa efficienza, perciò ho costruito prima il prototipo e poi ho costruito l’attuale Risen, al quale avevo già pensato con una capacità di 190 litri, adatto per fare una traversata atlantica. 

Quando poi nel 2008 ho cominciato a lavorare in Coppa America ero in Nuova Zelanda e ho capito che nessuno era arrivato a realizzare un aeroplano come quello che avevo ideato nel ’95. Quindi mi sono detto: Perchè non mi metto a realizzare l’aeroplano adesso che posso farlo, ho tempo e ho a disposizione tutti i risparmi ottenuti lavorando in Coppa America all’estero, con diversi team come New Zeland? Mi sono subito messo al lavoro: il prototipo ha volato nel 2013 e nel 2015 abbiamo presentato l’aeroplano, che è poi quello che ha compiuto la traversata atlantica. 

Nessuno ha deciso di acquistare il progetto, ne tantomeno di aiutarmi economicamente, quindi ho deciso di portare avanti il progetto da solo e ho pensato di compiere la traversata atlantica per il quale era stato progettato.

Qual’è stato il momento più emozionante di tutta questa impresa?

Ci sono stati diversi momenti: per quanto riguarda il progetto l’emozione più grande è stata quando, per la prima volta, l’aereo che avevo progettato e costruito con le mie mani ha staccato le ruote da terra e li è stata un’emozione fortissima.

Per quanto riguarda il viaggio è stato vissuto molto intensamente perchè, come sapete, io non sono un pilota esperto perciò avevo grande rispetto per ciò che stavo andando a fare. Ero sicuro però che l’aeroplano fosse in grado di fare questa trasvolata e che tutto era stato controllato e anche il peggio era stato pensato.

Emozioni ce ne sono state tante: Arrivare a Gran Canaria e trovare tutta quell’accoglienza, per me era la prima volta! Poi arrivare in Uruguay: è stato emozionante arrivare alla destinazione finale del mio viaggio, Punta dell’Este,  però poi sono andato al mio paese natale Rojas, al quale sono arrivato in aeroplano, e mi aspettavano diversi amici, gente che mi ha conosciuto durante tutta la mia vita.

Questo progetto  l’ho fatto esclusivamente per passione, se uno pensa che io  lo faccia per soldi si sbaglia. Ho investito tanti soldi per realizzare questo sogno e un domani quando ripenserò a tutto ciò, ti dico la verità, di tutti i soldi che ho speso non me ne frega nulla le senzazioni che ho vissuto non hanno prezzo.

Qual’è stato il momento più difficile?

Per quanto riguarda il progetto ci sono stati momenti difficili ma alla fine devi guardare sempre avanti e fidarti di ciò che stai facendo. Durante il viaggio invece il momento difficile è stato quando a Capo Verde, dove dovevo fare la tappa per proseguire verso Natal, sono decollato con la consapevolezza di aver rifornito l’aereo con benzina di automobile di un Paese che non so quanta fiducia ti dava. Inoltre, poco dopo della metà del tratto tra Capo Verde e il Brasile, mi sono trovato difronte due cumulonembi molto vicini tra di loro, che occupavano una grossa area dell’atlantico. Io ne ero a conoscenza, anche grazie ad una persona che dall’Italia mi ha assistito per quanta riguarda la pianificazione meteo del viaggio. Era difficile raggirare l’ostacolo, non avevo abbastanza carburante, allora ho deciso di ridurre la velocità fino a 230 km/h per avere maggiore autonomia. Nel frattempo sono riuscito a mettermi in contatto radio con altri due piloti in volo a 16’000 piedi, che sono stati anche loro d’aiuto. Giunto di fronte ai cumulonembi, ho deciso di passare in mezzo fra i due in una zona più calma alla quota di 6’000 piedi. Una volta superata la nube temporalesca e le turbolenze, avevo a bordo molto combustibile  che avevo risparmiato per arrivare fino a li, allora ho aumentato la velocità fino a 300-310 km/h. Passando nei pressi del cumulonembo, l’aeroplano si era pulito da tutto il sale accumulatosi mentre volava basso, ciò gli aveva permesso di raggiungere performance eccezionali. Era una cosa un po tirata.  Per fortuna tutto è andato bene però dei pensieri ci sono stati.



Quali consigli ti senti di dare, dopo aver compiuto questa impresa, a chi vorrebbe organizzare imprese simili alla tua?

Ce ne sarebbero tantissimi da dare. Prima di tutto fare bene i conti, calcolare tutto per bene e prepararti sempre per il peggio che può succedere, sia dal punto di vista dell’aereo che dal punto di vista umano. Dopo che uno ha pensato e programmato bene tutto ciò, la parte più difficile è la burocrazia: Ho perso tantissimo tempo per cercare e ottenere i permessi dai diversi paesi, cosa non facile. Poi una volta arrivato, nonostante io parli 3 lingue, in Brasile è stato  stato un incubo arrivare e dover fare tutta la parte burocratica e non sapere come comunicare, perchè nessuno parlava altre lingue oltre al portoghese. Anche oggi per tornare in Italia dall’Uruguay, mancavano documenti che avrebbero dovuto darmi diversi aeroporti quando arrivi con l’aeroplano. Bisogna preparare tutto per bene e avere tutti i permessi.

Qual’è il prossimo obbiettivo al tuo rientro in Italia (Obbiettivo nel senso di cosa punti a far del futuro del Risen)

E’ chiaro e penso che ogni giorno lo sia ancora più per tutti, io non sono uno che si piega alla prima difficoltà e porta a termine le cose fino alla fine. La gente mi rideva in faccia quando dicevo che l’aeroplano faceva quel che faceva, però credo che anche i più scettici abbiano capito che io non scherzavo. Ho dovuto fare tutto questo per dimostrare che il progetto era unico e non c’erano paragoni, alla fine ho cercato di fare il volo da record per dimostrarlo. Adesso mi devo concentrare sulla produzione, attualmente sono pieno di ordini, non mi serve vendere uno o due aeroplani in più. Chi ci ha creduto avrà per primo l’aeroplano e la soddisfazione per primo. Adesso mi dedicherò alla produzione. Quindi, per il momento, non mi dedicherò ad altre imprese. Ovviamente nel futuro faremo altre cose, perchè si può fare di più, però non è nelle mie priorità. Adesso la priorità è produrre: ho degli aeroplani che devo consegnare che sono a buon punto e andremo avanti con gli ordini che abbiamo in corso consegnandoli e rispettando i nostri impegni.

Cosa si prova dopo aver compiuto questa impresa con l’aereo da te progettato e realizzato?

Aver realizzato un altro sogno in più di tutto questo progetto: dovevo consegnare l’aeroplano qui in Argentina e alla fine ho deciso di rendere più visibile questa impresa consegnandolo di persona. Questa impresa l’ho organizzata all’ultimo momento, si poteva avere molta più visibilità, organizzarlo meglio e fare molte altre cose ma non era il mio primo obbiettivo. Non sono uno che guarda indietro, guardo avanti, guardo a quello che devo fare al ritorno in Italia.

Quali sono stati i tuoi sponsor?

Sono stati: Porto Ricerca, El mundo punta del este, Luciano Sorlini spa, Orologi Calamai e il magazine VFR Aviation. In particolare vorrei sottolinearre Sorlini che è stato molto in gamba aiutandomi per quanto concerne il controllo dei motori e io come costruttore mi trovo molto bene a lavorare con lui. Ovviamente nessuno è da meno, anche la gente ha deciso di contribuire. Non ci sono soldi dietro queste cose qua, uno non lo fa per i soldi. Questo lo fai perchè hai voglia di fare questa avventura. Io ci ho speso più di quello che ho guadagnato in termini monetario, sicuramente in pubblicità ci ho guadagnato molto.

 

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“QUI puoi trovare l’articolo dedicato alla traversata atlantica del Risen.”

Ecco qualche foto dell’impresa

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Michele Cangemi
Michele Cangemi

Studente al quarto anno presso l’istituto tecnico aeronautico Maxwell di Milano. Appassionato di volo, di vela, fotografia e di computer. Fondatore del portale di informazione e cultura aeronautica "Tuttosulvolo.it"

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2 Comments

  1. lucio pugnali
    novembre 03, 23:25 #1 lucio pugnali

    Grande impresa di un uomo che hà coraggio delle sue capacità e scelte, molto felice che un simile gioiellino sia prodotto in Italia.

    Reply to this comment

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